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I non regali di Natale.

A Savona, sotto i portici di via Paleocapa, sull'angolo della Libreria Moderna, talora allineava i suoi libri, su certi tavoloni lunghissimi, un vecchio Ebreo, alto e magrissimo, con il naso adunco e gli occhi rapaci e indagatori. Dominava su tutto un grande candelabro ebraico, che avrei ambito moltissimo. Non ricordo neanche più se fosse in vendita o no. Questo signore, che mi incuteva un diffuso terrore indistinto, vendeva e comprava libri. Eravamo sotto Natale, e io, al solito, non avevo una lira. Però volevo fare i regali alle donne di casa: la mamma, la nonna e le sorelle. Il papà aborriva i regali, i fratelli e il nonno non li prendevo neanche in considerazione sotto questo aspetto.

Possedevo, traversis itineribus, una Divina Commedia del 1818,19,20 (mi pare) in tre volumi, cui avevano staccato rigorosamente le tavole. Era pur sempre la cosa più preziosa, parlando in soldi, di cui potessi disporre. E dopo vari pensamenti, considerazioni, appostamenti, ripensamenti e apparente superamento delle paure che la faccenda mi incuteva, una mattina mi sono decisa e ho preso su quei tre pesanti volumi, badando bene a non farmi accorgere: la nonna era a Messa, il nonno, che ci preparava "la pappa "era sempre molto discreto, il papà al lavoro, la mamma ancora dormivo. Nessun pericolo con i miei fratelli, partivano sempre molto prima di me per andare in stazione. Noi si andava a scuola a Savona, con il treno delle 6,52 o 53.

Era arrivato il temuto momento dell'AZIONE: non potevo, per dignità, tirarmi indietro. Ricordo che questo signore mi aveva letto la mano: era perplesso e preoccupato, e non mi ha voluto dire quasi niente, per non preoccuparmi (secondo lui...) Quindi mi terrorizzava ancora di più.

Comunque s'aveva da fare. E poi eravamo agli sgoccioli. E così gli ho chiesto se poteva valutarmi il mio tesoro. Tra lilli e traballi, mi avrebbe dato 18 mila lire. Che a me sembravano indecentemente poche, e comunque non avrebbero risolto il problema. Oltretutto i volumi erano piuttosto pesanti, e speravo di non dovermeli riportare indietro. Ricacciando indietro le lacrime per la delusione - assolutamente improponibile lasciarmi vedere in quello stato - ho ripreso i miei libri e mi sono avviata alla stazione. A questo punto potevo lasciarmi andare alla mia muta disperazione. Era tutto grigio. Sarà stato anche buio, non so. Il viaggio non me lo ricordo. So che non volevo tornare a casa. Stavo troppo male. E non sono tornata su per il ponte di Monte Carmelo,ho costeggiato la Berbena da Borgo Castello, allora un passaggio impervio e pieno di spine. E lì sotto il muro di cinta dei miei, non mi decidevo a risalire, a entrare in casa. Ricordi sfocati e confusi. So che ho nascosto i libri là sotto - sarei tornata più tardi, quando tutti dormivano, a riprenderli, e asciugandomi la faccia e cercando di darmi un tono, mi sono arrampicata sul muro, ritornando alla vita normale... credo di aver incontrato mia madre, che non avrebbe capito...