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Le casette di rami a Barbassiria.

La nostra vacanza a Barbassiria era piuttosto selvatica e godevamo di una certa libertà di movimento, con i nonni. Bastava che non ci facessimo male. Pino era il capo indiscusso. Ci si dedicava a molte attività, le più disparate. Tra l'altro aspettavamo il papà per i rifornimenti. Prima col Galletto, poi con la fiat 650, portava su frutta verdura, i primi grappoli d'uva – si era in agosto, oppure le melanzane ripiene fatte dalla mamma, alle volte dei giochi, p.e. il volano, e noi si era in agguato per sentire il rumore della sua vettura. Come gli Indiani. Pino non si sbagliava mai. Nella fattispecie in quel periodo abbiamo costruito delle casette di rami di castagno su una sponda scoscesa di: mirtilli muschio e selaginelle. Quindi il pavimento e il retro erano molto morbidi e accoglienti. Bisognava trovare rami grandi per ricavare i paletti dell'intelaiatura, e poi si adoperavano le frasche per le pareti. Tra l'altro la posizione era dominante: a picco sulla vallata, dove, parallela al ruscello, scorreva la strada. Rigorosamente bianca sassosa e piena di curve e di buche. Eravamo sempre di vedetta. Non eravamo collegati nè col telefono nè niente.
Ci piaceva far merenda nella casetta. Compunti come settari. Si facevano anche le parole incrociate. Forse si leggeva. Non ricordo. Il nonno leggeva poco distante, e se c'era anche la nonna tricottava.

Vagabondando in qua e in là, avevamo scoperto una valletta dove c'erano alcuni teschi di cane: una meraviglia! Era un vallettina con piccoli meli mezzi secchi e contorti, vestigia di antichi campi abbandonati, vicino a un ruscelletto,con tanti muschi e coralloidi. Appunto ravanando lì in mezzo lo spettacolare rinvenimento. Ai ragazzi, forse a Pino più che a Gianni, era venuto in mente una entrata grandiosa prima di arrivare alla porta di casa. Allora: due grossi pali ai lati che reggevano una tavola vecchia e scura tenuta su con una catenaccia, con scritta a fuoco: MC GREGORS RANCH. Il tutto coronato dal sovrastante teschio di cane. Detto così sembra una cosa da nulla. Bisognava convincere i nonni – eravamo in affitto, marchiare a fuoco la tavola per la scritta, trovare la catena, i chiodoni ecc.ecc. Pino non si è mai lasciato sopraffare dai dettagli tecnici, sia pure di vario e delicato e protocollare genere.

Ricordo che negli anni a venire, i pali di sostegno erano circondati dalle cosmee bianche e magenta della nonna Maria, alte più di un metro. La nonna amava moltissimo questi fiori, e poi erano i "suoi" mentre a casa a Loano non c'era niente di suo. A Tavernola, sopra la finestra della cucina, la nonna teneva le zucchette ornamentali, quelle piccole, a fiaschetto, gialle e verdi e le marinelle, come le chiamava lei, con le bacche rosse e velenose; vicino una pianta di salvia e un rosmarino delizioso, delicatissimo, che usava per la carne: un profumino di paradiso.... cucinava poche volte ma..... Insomma eravamo soddisfatti e orgogliosi, soprattutto Pino e Gianni. Un'istallazione prettamente maschile. Col vento si sentivano rumoracci deliziosi.