caricamento in corso...
×

La Menta a scuola.

A Tavernola, età prescolare, scorrazzavo tranquilla, sola e felice per il paese. Non avevo paura di niente. Mi ricordo che una volta sono scivolata brutalmente sul ghiaccio, davanti al negozio di Ottavio, mi sono rialzata, sfuggendo agli adulti che volevano soccorrermi, e ho continuato a farmi i fatti miei.

Tutti i pomeriggi ( alle 4 p.m. era già buio), quindi di notte, andavo a trovare la zia Ninì , paralizzata, che abitava vicino al cimitero. Gli altri bambini, anche maschi,magari più grandi, avevano paura. Io no. per me era una gioia andare a trovare la zia Ninì: lei era contenta e alle volte mi dava le caramelle, diceva che ero l'unica che andava a trovarla e io saltavo da letto all'ottomana ( là si chiamava così il divano), e avanti e indietro, e lei rideva. Una vecchina magra magra, con il visino affilato, bianco e la crocchietta bianca con alcuni capelli svolazzanti: me la ricordo vestita di lilla, e di grigio chiaro.

Insomma, mi facevo i fatti miei. E spaventavo dal portone dell'atrio della zia Margherita gli altri bambini brandendo uno schiaccianoci fatto a testa di vecchietta: lo aprivo piano piano e mostrava i due denti: ero lì appostata appena dietro quel portonaccio enorme, di lego marcio, al buio, e godevo come una bestia. Gli altri scappavano urlando. Il figlio della maestra Rosa,diceva che quella testa di vecchia sghignazzante gli ricordava la testa di suo padre camionista morto d'incidente molti anni prima....mah...

Ma tutta questa goduria aveva da finire. A scuola bisognava andare, tassativamente, a Loano: perchè ero diventata grande ( ho richiesto adesso a mia madre il motivo). Davvero finita la pacchia, LA LIBERTA'. Dovevo scavarmi una nicchia in quella bolgia di fratelli , già stanziali dall'inizio. Non è stata cosa facile. Nè indolore.

Una volta eravamo intorno a mio padre, che tagliava le legna su un grosso ceppo, e noi bambini si saltava da un ceppo all'altro e io gli ho chiesto un regalo,non mi ricordo cosa. Al no secco e reiterato gli ho detto: certo che se era Gianni,. il tuo preferito, a chiedere...: M'è arrivato un ceffone sulla nuca che mi ha fatto cadere dal ceppo a gambe all'aria , davanti ai miei fratelli......E qui è finita per me la possibilità di rapporti diplomatici col papà.

Ero abituata al nonno Giosep, dolcissimo e allo stesso tempo severo, ma secondo me "giusto". E' stata proprio la fine di un'epoca. E' stata la fine di quando potevo essere io senza protocollo: qui era tutto un protocollo... non c'ero abituata. Mia nonna era una despota, assoluta. Però mi voleva bene e comunque finiva lì. Quando facevo quello che volevo io, lei mi puniva, anche ferocemente, e poi tutto ricominciava daccapo. E poi c'era mio nonno che era un amorino. Qui la cosa era diversa. La mamma non ci ha mai difeso. Neanche Pino, l'unico figlio desiderato. Io sono il primo (di quattro) figlio di Ogino e Knauss.